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malattia di meniere

La malattia di Menière

La malattia di Menière (MD) colpisce 190/100.000 abitanti circa ed è una condizione patologica idiopatica dell’orecchio interno.

È di solito monolaterale, a probabile genesi endolinfatica, caratterizzata da sintomi quali ipoacusia fluttuante, acufeni, fullness, associati a episodi ricorrenti di vertigini rotazionali con fenomeni neurovegetativi (nausea, vomito, sudorazione).

Gli autori, sono incerti sulla prevalenza della malattia negli uomini o nelle donne.

Affermano all’unanimità, però, che la MD è una malattia di mezza età, che mediamente insorge nella quarta decade di vita. Una caratteristica controversa è il possibile coinvolgimento bilaterale in un range che va dal 2% al 78% dei pazienti. L’ampio intervallo riportato, apparentemente contraddittorio, è spesso determinato dalle caratteristiche della raccolta anamnestica, dalla definizione di vertigine e dal tempo che può intercorrere tra gli episodi vertiginosi.

Negli anni, per curare la MD sono state impiegate numerose strategie terapeutiche, la maggior parte delle quali basate su criteri empirici.

Le recensioni che analizzano la risposta dei pazienti con MD a varie terapie hanno riportato che la percentuale di successo, circa il 70%, non era diversa da quella ottenuta con l’utilizzo di placebo. Tuttavia, sulla base del pragmatismo clinico, il trattamento medico è la prima opzione terapeutica per MD, tenendo conto del rapporto costo-efficacia e i potenziali effetti collaterali. L’approccio terapeutico per la malattia di Menière si fonda essenzialmente su due strategie: trattamento degli attacchi acuti e profilassi tra gli attacchi. Per gli attacchi acuti di vertigine, i soppressori vestibolari (cioè il dimenidrinato, la meclizina) sono solitamente associati a farmaci antiemetici e ansiolitici (es. il diazepam). Il trattamento steroideo nella fase acuta è utilizzato per ridurre l’entità delle crisi e favorire il recupero uditivo e vestibolare. I corticosteroidi (ad es. Prednisone 1 mg/kg) possono essere utilizzati sia per via endovenosa sia per via orale in cicli di 10-14 giorni. Infine, ma non per ultimi, possono essere usati anche diuretici osmotici (10% mannitolo o glicerolo) somministrati per via endovenosa a lenta infusione.

 

Il farmaco più utilizzato per MD in Europa è la betaistina che modula la neurotrasmissione istaminergica attraverso un’azione di agonista parziale al recettore dell’istamina H1, combinata con potenti proprietà antagoniste dell’istamina H3.

In secondo luogo, è stato riportato che la betaistina ha effetti vascolari sia nella coclea che nel cervello (vasodilatatore del microcircolo cerebrale). Infine, si ritiene che la betaistina abbia effetti sull’eccitabilità neuronale, con un effetto inibitore.

I risultati raggiunti hanno evidenziato che la betaistina è considerata utile per la prevenzione della gravità della vertigine (accordo dell’87%) ed è una terapia di prima scelta tra gli attacchi (accordo del 71%). Tuttavia, la betaistina è stata valutata meno efficace durante la fase acuta della malattia e utile solo se associata ad altri farmaci (accordo del 77%).

L’efficacia della betaistina non sembra dipendere dall’età: l’84% degli esperti concorda sul fatto che possa essere usato indifferentemente dagli adulti di tutte le età e indipendentemente dal sesso.
La letteratura recente sull’efficacia della betaistina nella malattia di Menière sembra essere molto discordante e c’è una rilevante mancanza di revisioni sistematiche e meta-analisi. Una recente revisione della letteratura ha concluso che la betaistina è un trattamento accettabile nella MD, può essere considerata un farmaco sicuro, con un rapporto beneficio/rischio positivo, efficace nelle malattie per le quali i principali sintomi sono le vertigini.

Fonte: A.P. CASANI, G. GUIDETTI, R. SCHOENHUBER. THE CONSENSUS CONFERENCE GROUP Report from a Consensus Conference on the treatment of Ménière’s disease with betahistine: rationale, methodology and results. (Risultati di una Consensus Conference sul trattamento della malattia di Ménière con betaistina).
ACTA OTORHINOLARYNGOLOGICA ITALICA 2018;38:460-467. http://dx.doi.org/10.14639/0392-100X-2035

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