fbpx
Nikko Ielasi

Nikko Ielasi, storia di un musicista ipoacusico

A marzo è uscito “NikKollective Volume 2”, il secondo album di Nikko Ielasi.

Nikko Ielasi è un musicista jazz partenopeo trapiantato negli Usa, al quale lo scorso agosto gli è stata diagnosticata una ipoacusia neurosensoriale.

Ipoacusia improvvisa neurosensoriale, un danneggiamento improvviso cellule interne della coclea, una componente dell’orecchio interno, che la scienza non ha ancora trovato modo di aggiustare.

Una perdita irreversibile, uno choc inimmaginabile.

Non è stato facile, chiariamolo – dice Nikko a “La Repubblica” – Con l’orecchio destro sento solo le frequenze molto alte, non avverto invece quelle medio-basse, fondamentali per l’udito, ancor di più per la musica.

Alcune frequenze e alcune note risuonano distorte e – 24 ore su 24 – ho un fruscio costante, l’acufene, che è diventato il mio compagno di viaggio.

Mi hanno spiegato che è il mio cervello che cerca di ovviare alla mancanza di segnale, creando suoni finti.

All’inizio le ho provate tutte, all’alba andato tutti i giorni a Pozzuoli in camera iperbarica.

Poi, un passo dopo l’altro, ho ricominciato a suonare. Forza e determinazione, la musica è più forte di tutto”.

La musica, infatti, è più forte, e così, a novembre Nikko Ielasi è tornato in America, dove nel 2016 si era laureato in pianoforte e composizione-produzione al Berklee College of Music di Boston e dove dirige una grande chiesa gospel a Los Angeles.

Un’esperienza straordinaria: la musica gospel si basa sulla partecipazione attiva dei fedeli alla messa, un entusiasmo contagioso.

Non avevo mai suonato, prima di questa esperienza, in una chiesa gospel: capire come supportare e assecondare musicalmente il ‘pastor’, il pastore laico, è stato stimolante e ha arricchito molto la mia sensibilità musicale.

Del resto, tutti i grandi musicisti neri hanno abituato il loro orecchio seguendo le messe gospel”.

Suono da quando avevo sette anni, mamma Letizia e papà Marco, con le loro differenti sensibilità, mi hanno trasmesso una passione smisurata. Un live di Pat Metheny, in tv, mi fece letteralmente innamorare del jazz”.

Condividi