Non è una novità che ci sia un legame tra sordità e aritmie cardiache.
Nei Paesi sviluppati, circa nel 70 per cento dei pazienti non udenti fin dalla nascita, l’ipoacusia è causata da errori nella sequenza di geni importanti per una corretta ed efficace percezione dei suoni.
C’è da dire però che nei casi di sordità genetica, in almeno un caso su tre, il difetto uditivo palese fin dalla nascita, si accompagna ad altre manifestazioni cliniche che possono apparire anche nel corso dell’infanzia o in età adolescenziale.
In questi casi si parla di sindromi, e sono ben 400 quelle in cui la sordità compare nella lista dei principali sintomi.
Come accade per la sindrome di Usher, per esempio, alla perdita dell’udito si associa progressivamente anche quella della vista.
Ancora, in una variante della sindrome del QT lungo (dal nome di uno specifico parametro dell’elettrocardiogramma chiamato appunto intervallo QT), a causa di una mutazione genetica compaiono in bambini non udenti fin dalla nascita anche gravi difetti cardiaci.
Problemi di cuore che rimangono nascosti per molto tempo e che possono causare improvvisamente pericolose, e a volte fatali, fibrillazioni ventricolari.
La cosiddetta morte improvvisa è infatti il pericolo maggiore per i giovani che soffrono di questa sindrome, detta di Jervell e Lange-Nielsen dai nomi dei suoi scopritori.
Esiste, però, un altro gene che se mutato, è in grado di causare ipoacusia associata a disfunzioni cardiache.
Lo studio su sordità e aritmie cardiache è stato condotto da i ricercatori di Colonia, scoprendo una nuova sindrome che pone ancora una volta l’accento sull’importanza di screening cardiologici nei bambini sordi che non presentano apparentemente altri sintomi.
Questo approfondimento su sordità e aritmia, conferma la relazione che intercorre tra orecchio e cuore.
In sintesi, il sistema uditivo perché possa funzionare bene, ha bisogno di un buon afflusso di sangue in prossimità dell’orecchio interno.
Una parte a noi fondamentale per garantire la corretta trasmissione ed interpretazione del suono dall’esterno.
Minor afflusso sanguigno significa anche minor apporto di ossigeno alla coclea, la parte dell’orecchio incaricata di tradurre il suono in impulsi nervosi, così da renderli interpretabili da parte del cervello.
Al netto delle attuali evidenze scientifiche tra salute cardiovascolare e udito, si raccomanda una maggiore attenzione alla prevenzione uditiva per le persone con colesterolo alto, diabete e altri fattori di rischio.
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