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Sordità infantile non fermiamo i trattamenti

L’allarme di APIC, FIADDA Piemonte e Istituto dei Sordi di Torino e i rappresentanti di Ciao Ci Sentiamo: il trattamento della sordità infantile non può essere interrotto.

Viviamo con particolare preoccupazione la prospettiva che l’attività ordinaria di screening, mappatura e controllo di impianti cocleari e apparecchi acustici sui minori possa essere sospesa a causa dell’emergenza. Sappiamo che il periodo è drammatico e che le scelte sanitarie devono essere indirizzate, in primis, alla salvaguardia di vite umane, ma come rappresentanti di coloro che ancora si devono confrontare con la sordità, lanciamo il nostro grido di allarme”.

“La diagnosi precoce delle sordità infantili è un’attività che non può essere rimandata, pena un recupero comunicativo e linguistico deficitario, che renderebbe i neonati e i bambini nati sordi oggi degli adulti con gravi difficoltà linguistiche e relazionali domani.

Le neuroscienze hanno ampiamento spiegato come, per un corretto funzionamento cognitivo, l’udito sia fondamentale sia in fase di screening alla nascita, sia in fase riabilitativa che deve essere necessariamente continuativa. Una difficoltà uditiva incide negativamente sui livelli di attenzione dei bambini, sulle capacità di comprensione e apprendimento, sull’appropriatezza linguistica e conseguentemente di comunicazione.

Va da sé che non garantire una continuità riabilitativa può portare a scenari che, come genitori e come persone, non vogliamo prendere in considerazione. Fermare una riabilitazione nel pieno dello sviluppo cognitivo di un bambino vuol dire metterlo nella condizione di avere difficoltà non solo, come detto, attentive, cognitiva e di apprendimento, ma anche problematiche di isolamento sociale e conseguentemente ansiose e depressive.
La riabilitazione logopedica deve essere puntale e continua, pena la vanità degli ausili protesici utilizzati. I controlli audiologici, soprattutto nel primo periodo, sono fondamentali per una corretta resa degli impianti cocleari e delle protesi acustiche.

Congelare tutto questo oggi avrebbe conseguenze non recuperabili domani, sia a livello sanitario che economico.

La chiusura di interi reparti/ambulatori specialistici non può essere coinvolta dall’emergenza: è necessario stabilire dei criteri che rendano sempre fruibili i servizi essenziali ospedalieri, a maggior ragione infantili.

Lo screening, il monitoraggio e l’assistenza per l’ipoacusia infantile, molte volte correlata ad altre patologie, non deve essere interrotta, lasciando intere famiglie in balia di situazioni per loro ingestibili dal punto di vista sanitario.

È necessario attuare un piano di garanzia sanitaria per i disabili minori che prescinda l’emergenza in atto, garantendo loro ogni tipo di continuità terapeutica anche se non farmacologica.

Ed è necessario dare segnali positivi ad una società sfinita che chiede la continuazione di servizi essenziali primari per minori”.

 

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