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Pesce zebra un modello ideale

Perdita dell’udito, sordità, danni al cuore, al cervello o al midollo spinale? Gli organi umani sono compromessi in modo irreversibile perché le cellule danneggiate non sono rigenerabili.

Cosa può fare la scienza a riguardo? Sarebbe bello poterli rigenerare. Niente più trapianti, liste d’attesa, prescrizione di farmaci immunosoppressori per tutta la vita. Bello, ma per ora irrealizzabile. Almeno per la specie umana.

Perché invece una ricerca dello Stowers Institute for Medical Research, pubblicata su Nature Communications, ha scoperto come i macrofagi, cellule specializzate del sistema immunitario del pesce zebra, riparano e rigenerano un organo sensoriale.

Cosa ha a che fare un pesciolino lungo pochi centimetri, a strisce gialle e nere, che vive nelle zone tropicali d’acqua dolce, con la ricerca scientifica? Eppure il Danio rerio, questo il suo nome scientifico, è un organismo prezioso per gli scienziati, genetisti e biologi, che studiano le patologie umane di origine genetica.

Come mai questo pesciolino è un ottimo candidato per capire cosa avviene nel corpo umano? Benché il suo genoma sia solo il 70% di quello umano, condivide gli stessi geni responsabili di alcune malattie: diverse forme di tumore, disturbi cardiaci e malattie neurodegenerative.

Ha gli stessi organi e tessuti, come occhi, muscoli e reni.

I meccanismi biologici dello sviluppo embrionale somigliano per molti aspetti a quelli umani. Ha il vantaggio di riprodursi molto rapidamente: l’uovo fecondato passa allo stadio larvale in meno di 3 giorni. Raggiunge la maturità in 2 – 3 mesi. In una settimana produce da 100 a 200 embrioni.

A differenza dell’essere umano, dove le cellule muscolari cardiache, i cardiomiociti, non sono in grado di ripararsi, il pesce zebra, è capace di rigenerare cellule anche molto complesse, come quelle del tessuto cardiaco.

 

Da La Repubblica

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