Parliamo di un fenomeno sommerso in quanto non esistono statistiche in merito, cosa che ci preclude la possibilità di quantificare il danno.
Rita Sala, sociologa e interprete Lis, ha partecipato a un convegno organizzato dalla MPDF onlus tenendo un intervento, in cui sottolineava come possa rappresentare un feroce tabù il tema della violenza (discriminazione- violenza psicologica) tra le donne sorde.
Il primo obiettivo è un percorso di consapevolezza da maturare in comunità perché si reagisca con forza alle violenze, di ogni tipo. Al fine di raggiungere il fine, è importante attivare una serie di incontri convegnistici ma anche seminari perché si abbiano gli strumenti necessari alla ribellione e alla denuncia.
Il Deaf Hope, centro antiviolenza inglese, attivo dal 2009, rileva nel Kent e nel Surrey che su 125 donne sorde assistite ben il 42% si trova nella fascia a rischio d’abuso cioè tra i 22 e i 35 anni.
La violenza domestica è frequente laddove uno dei due coniugi non abbia problemi all’udito mentre è assente nelle famiglie sorde. Un dato che invita a una riflessione di tipo culturale sul confronto con un disagio in Italia quasi assente. L’esempio di Deaf Hope è certo da seguire, l’associazione unisce le persone sorde con una forte motivazione: uscire dal disagio.


