combattere la sordita

Combattere la sordità. Si inizia dal sensibilizzare la società

È possibile combattere la sordità attraverso la prevenzione, la corretta diagnosi e i trattamenti disponibili.

Cochlear, multinazionale australiana presente in 100 Paesi, da più di 30 anni specializzata negli impianti cocleari e a conduzione ossea dichiara alla stampa: “Le possibilità di riacquisire a pieno le funzionalità uditive oggi ci sono, anche per i casi più gravi”.

A dimostrarlo sono le storie, come quella di Valerio, colpito da sordità a 42 anni dopo un’infanzia di problemi all’orecchio, e tornato a sentire 8 anni più tardi grazie a un sofisticato ‘orecchio bionico’.

Per Valerio la svolta è stata l’impianto cocleare: “Un’innovazione efficace e sicura – sottolinea l’azienda – che permette il recupero dell’ascolto e, di conseguenza, la piena integrazione a pazienti diversi, una volta condannati a vivere nel silenzio: dai giovanissimi agli adulti fino agli ultra novantenni”.

I dati Censis ci dicono che i casi di perdita dell’udito in Italia sono aumentati del 4,8% dal 2012, con un ampio coinvolgimento del segmento d’età centrale.

Oggi gli italiani che ne soffrono sono oltre 7 milioni e tuttavia, secondo l’osservatorio di Cochlear, solo il 31,5% ammette di aver effettuato un test dell’udito negli ultimi 5 anni, e fra i soggetti ipoacusici poco più del 25% si sottopone a cure malgrado a posteriori tutti i pazienti che beneficiano di un dispositivo riconoscano miglioramenti nella qualità di vita e nello stato generale di salute.

“Colpa di una scarsa sensibilità da parte del pubblico verso una patologia non ancora percepita come tale”, dichiara Cochlear.

“In Italia l’impianto cocleare è incluso nei livelli essenziali di assistenza, fa parte cioè di quelle prestazioni che dovrebbero essere garantite ai cittadini. Malgrado questo, la sua adozione sul territorio nazionale è ancora a macchia di leopardo, in diverse regioni l’impianto non è adeguatamente rimborsato e la mobilità sanitaria è un fenomeno diffuso che impatta non solo sui conti pubblici, ma anche su quelli delle famiglie”.

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