fare comunità

L’importanza di fare comunità

Fare comunità rappresenta una risorsa fondamentale perché le relazioni tra le persone generano identità e migliorano la qualità di vita.

I legami fiduciari sono orientati al trascendimento degli interessi particolari e alla produzione di beni relazionali collettivi, servizi concreti, ma anche capitale sociale e disponibilità umana da mettere al servizio degli altri.

L’importanza del fare comunità risiede in ragioni squisitamente psicologiche e sociologiche, per cui è possibile affermare che il  senso di appartenenza ad un gruppo o ad una comunità è una motivazione potente che spinge le persone a prendere parte a processi di costruzione collettiva.

Sentirsi parte mette in moto riconoscimenti, sentimenti di affetto, reciproci affidamenti, a partire dai quali uno pensa che “insieme si può fare” e nasce un “noi”.

L’azione di fare comunità, fare gruppo, è dunque fortemente ancorata ai legami.

Ma è proprio dalla qualità dei legami che gli individui stringono fra loro che dipende poi la qualità dell’agire in quanto insieme comunitario.

Il lavoro di comunità dovrebbe allora sostenere le risorse delle persone e dei gruppi, aiutandole a mettersi in rete in un clima di fiducia e riconoscimento reciproco, in vista di questo obiettivo: promuovere un ambiente sociale in cui la qualità della vita sia data da processi relazionali che mettono in moto corresponsabilità fra cittadini, in cui il prendersi cura dell’altro risponde ad una scelta di valore in favore dell’uomo e non è solo movimento emozionale verso ciò che è già prossimo e vicino, per relazioni o interessi.

Il lavoro di comunità, il fare comunità è concepito come un processo che aiuta a far nascere un’identità collettiva, solidale e cooperativistica, anche quale frutto maturo di un associazionismo che si muova nell’ottica della progettazione sociale e dell’attivazione civile. Valori quali la cooperazione e la solidarietà, mentre determinano l’impegno di un gruppo verso altri esterni, favoriscono anche la crescita personale dei singoli membri, in quanto ognuno si trova obbligato, nel percorso, a ridefinirsi e rivedere criticamente le motivazioni del proprio “fare sociale”.

Se diventa chiaro perché assumersi una responsabilità e di cosa c’è bisogno e se questo processo di chiarificazione nasce a partire da una condivisione, è possibile produrre un processo di cambiamento anche nelle aggregazioni sociali.

Star bene insieme, liberare creatività, produrre possesso sui risultati ha senso in quanto non genera solo una diversa qualità della vita in chi pratica questa prospettiva, attraverso un gruppo, ma anche in quanto pone le basi per un positivo ( e diverso) modo di convivenza nelle comunità territoriali che compongono la città.

L’idea è che movendo da una prospettiva personalistica, di relazione e cura, sia possibile contrastare l’anomia del vivere, con riflessi positivi anche sull’azione di cittadinanza, dal momento che stimola verso relazioni e azioni che puntano a rendere partecipi e responsabili dello sviluppo locale, oltre che della propria vita.

Per tutte le informazioni chiamaci all’800 182 375

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