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Acufene e depressione

L’acufene non è una patologia ma un sintomo aspecifico, come la febbre.

Può rappresentare un sintomo del sistema uditivo e in particolare della chiocciola o coclea (l’orecchio interno anteriore) che è l’analizzatore e il codificatore delle onde sonore.

Nella coclea ci sono 12.000 “microfoni” che trasformano i suoni in segnali elettrici.

Dunque c’è tanta corrente elettrica nell’orecchio interno e se qualche struttura subisce anche un piccolissimo danno allora può aumentare il “rumore elettrico” di fondo, che può dare luogo all’acufene, il quale può presentarsi in forme diverse.

Un fischio, un soffio, un ronzio, un suono come di cicala.

L’acufene può provocare la depressione?

Sì, ma anche il contrario, può essere uno stato depressivo a ridurre l’efficacia dei sistemi di controllo rivelando l’acufene.

L’acufene è un sintomo molto comune.

Come risolvere questo tipo di problema?

È necessario effettuare una visita specialistica in cui verranno prescritti esami per capire se si tratta di una vera patologia delle vie uditive o solo di una “s-programmazione” delle reti neurali.

All’inizio l’acufene può accendersi di colpo ma potrà sparire lentamente attraverso un percorso di lenta dissolvenza.

Il consiglio.

No ai tappi nelle orecchie per dormire, sono dannosi proprio perché favoriscono l’insorgere di questo disturbo.

Per curarlo normalmente non si utilizzano farmaci i quali vengono invece impiegati per trattare condizioni collaterali e in genere coesistenti come la depressione, l’ansia, l’insonnia, il panico.

Molto utilizzati, invece, percorsi riabilitativi che utilizzano i suoni.

L’acufene si risolve, ma il counseling con la comprensione del modello neurofisiologico facilita la soluzione indicando la rotta da seguire nella terapia.

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