Il deficit uditivo determina una deafferentazione sensoriale della corteccia cerebrale uditiva.
Assistiamo in pratica a una riduzione di volume di queste zone e alla diminuzione del numero delle diramazioni che sono necessarie per la comunicazione tra cellule nervose e per il normale svolgimento delle funzioni di ascolto e comprensione.
Queste alterazioni uditive e del sistema nervoso centrale richiedono l’attivazione di molti meccanismi compensatori cerebrali, che impattano pesantemente sull’impegno cognitivo necessario all’ascolto, affaticando il cervello e rendendolo meno efficiente per lo svolgimento delle altre funzioni cerebrali.
A parlarne è una ricerca pubblicata da Cerebral Cortex e condotta dall’Università della Ruhr di Bochum.
Gli scienziati tedeschi hanno dimostrato che quanto più è significativo il calo dell’udito negli animali da esperimento. tanto maggiore sarebbe il danno alla plasticità dei neuroni dell’ippocampo, che quindi diverrebbero col tempo meno “disponibili” per recepire gli stimoli.
Al calare della capacità uditiva si può, infatti, verificare anche un deficit nella memoria spaziale.
Ai primi sintomi è necessario rivolgersi a uno specialista che possa indagare sul problema efficacemente.
La presbiacusia oggi interessa una persona su tre con più di sessant’anni e si concentra soprattutto tra i maschi.




